Più giovane del collega e concittadino (d'adozione) Giovanni Cataldo, l'altro Giovanni della questura modenese, Torrisi, è un commissario di polizia poco più che trentenne, nativo di Samone, sull'Appennino modenese, dove abitava con la madre prima di trasferirsi a Modena. Alto, molto magro, volto pallido e scavato, capelli ancora scuri ma avviati a ingrigirsi, allergico ai gatti, è tanto energico e intuitivo nelle indagini quanto solitario e tormentato nella vita privata. Già fidanzato con Debora, biologa poi partita definitivamente per gli States, con la quale sperava di convivere a lungo in un appartamento affittato in via dei Tintori, Torrisi, ora insoddisfatto single, ha svolto le sue prime indagini con l'ispettore Leonardi, e quelle successive con l'ispettore Carloni, più amico, ormai, che collaboratore. Convinto sostenitore del lavoro di squadra, Torrisi coordina una èquipe variegata via via composta dal sovrintendente Lo Giudice, dagli agenti Lo Duca, Iattici e Ballotta, col sostegno esterno del dottor Coco, medico legale, e del nuovo questore, il dottor Vassallo. Apporti davvero necessari, tutti questi, essendo toccate finora, a Torrisi, indagini di spiccato profilo sociale e civile, dai delitti del “mostro di Modena” a omicidi nel mondo dei ragazzi diversamente abili, fino al tema dell'espianto/trapianto di organi umani, di valenza fortemente etica.